Registrato nel 1957,“All Mornin’ Long” cattura Red Garland in un periodo particolarmente fertile della sua carriera. Già ampiamente apprezzato per il suo lavoro con il quintetto di Miles Davis, il pianista aveva sviluppato un linguaggio musicale fortemente personale, caratterizzato da eleganti linee melodiche, dai suoi inconfondibili accordi a blocchi e da un profondo legame con il blues e lo swing. Al suo fianco troviamo una formazione d’eccezione con John Coltrane (sax tenore), Donald Byrd (tromba), George Joyner (contrabbasso) e Art Taylor (batteria).
Al centro dell’album si trova la lunga title track, una performance costruita su una struttura blues che si sviluppa per oltre venti minuti con la libertà e la naturalezza di una grande jam session. La sua ampia struttura lascia ai musicisti grande spazio espressivo, mettendo in risalto il dialogo tra il raffinato pianismo di Garland, la tromba lirica di Byrd e il sax tenore sempre più esplorativo di Coltrane. Joyner e Taylor assicurano una base ritmica flessibile e dinamica, capace di dare all’ensemble slancio e respiro.
Completano il programma “They Can’t Take That Away from Me” di George e Ira Gershwin e “Our Delight” di Tadd Dameron, passando dall’eleganza di un classico della canzone americana alla vitalità ritmica del bebop. Nel loro insieme, le tre interpretazioni rivelano la versatilità e lo straordinario affiatamento del gruppo, facendo di “All Mornin’ Long” un intenso ritratto dell’arte di Red Garland e dell’energia creativa dell’hard bop della fine degli anni Cinquanta.
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